8 febbraio 2012

 

Stefano Tugnoli

 

Le nubi di Venere.

Quando la depressione "parla al femminile".

 

La depressione affligge la donna più dell’uomo e, con più alta frequenza rispetto al sesso maschile, può imboccare la via della cronicità (dati O.M.S.). Le ragioni di questi riscontri sono molteplici e vanno cercate nella complessa articolazione tra gli eventi biologici che caratterizzano la vita della donna, le vicende dello sviluppo infantile che orientano la definizione della sua identità sessuale e le relazioni interpersonali della vita adulta, i condizionamenti dettati dal contesto storico, sociale e culturale nel quale la donna cresce, vive e lavora.

La psicoanalisi ci consente di andare oltre ciò che possiamo osservare e descrivere, oltre le spiegazioni fornite dalla razionalità, cogliendo nelle dinamiche inconsce la realtà più profonda del nostro esistere sul piano psicologico, le determinanti più potenti dei nostri vissuti e le motivazioni più vere dei nostri comportamenti. Storicamente la psicoanalisi nasce con i primi casi clinici di Sigmund Freud, tutte donne alle prese con le loro nevrosi – in un mondo ormai lontanissimo dal nostro – e le prime scoperte e teorizzazioni sul funzionamento della mente umana non ci sarebbero state senza quelle pazienti.

Freud, negli ultimi anni della sua vita, si arrese al tentativo di comprendere meglio l’essere femminile e, pur rimanendo convinto di una sua basilare natura “difettuale” (e, per questo motivo, “depressiva”), per “saperne di più sulla femminilità” ci invitava a “interrogare la nostra esperienza”, “a rivolgerci ai poeti”, o ad “attendere che la scienza potesse darci ragguagli meglio approfonditi e più coerenti” (Freud, 1932).

Nel considerare l’esperienza depressiva nella donna da un punto di vista psicoanalitico le domande che oggi si pongono sono molteplici: si può ancora parlare, come faceva Freud, di un “depressivo” costitutivo del femminile? Quali fattori, attinenti al vissuto del proprio corpo e della vita di relazione, entrano in gioco nel generare e nell’orientare le manifestazioni cliniche della donna depressa? In che modo questi aspetti possono condizionare una maggiore vulnerabilità della donna alla depressione? Come si possono meglio comprendere, dal punto di vista psicologico, le specifiche forme dell’esperienza depressiva nella donna, come, ad esempio, la depressione post-partum o la depressione in menopausa? Infine, quali implicazioni vanno considerate sul piano dell’intervento terapeutico?