27 gennaio 2010

 

Stefano Tugnoli

 

Il dramma del suicidio.

Chiavi di lettura psicoanalitiche.

 

Il suicidio è tra le prime cause di morte tra i giovani e ogni anno, nel mondo, un milione di persone rinuncia volontariamente alla propria vita; si tratta di un fenomeno sempre più rilevante nel quale trovano esito complesse dinamiche psicologiche che affondano le loro radici in tutta la vita del soggetto, aspetti dell’esperienza soggettiva che possono anche restare per lungo tempo all'ombra di una apparente "normalità".

Il tentativo di capire razionalmente il comportamento di chi si toglie la vita a volte trova argomenti plausibili - comunque sempre parziali - nelle circostanze di vita di quella persona o nell’evidenza di un grave disturbo mentale; tante altre volte ci troviamo di fronte ad un evento improvviso e imprevisto, che non sembra in alcun modo comprensibile. Proporre un discorso psicoanalitico su questo tema significa ricondurre un comportamento osservabile alle sue determinanti profonde, andare oltre le motivazioni coscienti che sembrano così spesso giustificarlo, considerare che esiste una dimensione inconscia della nostra esperienza psichica alla quale dobbiamo necessariamente fare riferimento.

Ci si può uccidere oppressi dal senso di colpa, travolti dalla vergogna, dal crollo di un proprio ideale e da vissuti di fallimento della propria esistenza, dal bisogno di liberarsi di un corpo percepito come troppo angosciante; ci si può uccidere quando eventi negativi della vita soverchiano le possibilità di tenuta dell’individuo o mettono a nudo profonde fragilità strutturali della personalità; ci si può uccidere per affermare un proprio ideale, per colpire qualcuno, per vendicarsi di qualcosa (gli esempi attuali dei kamikaze islamici sono più che eloquenti in questo senso).

Da questi esempi si può intuire come il suicidio sia un comportamento espressione di un mondo interiore e, allo stesso tempo, un modo per dire qualcosa a chi resta: tragicamente e irrevocabilmente chi si toglie la vita vuole anche lasciare un indelebile segno di sé e del suo rapporto con la realtà.